PALAZZO ADAMO BARTOCCELLI


    

Anche Gianna Nannini ci ha scelto.

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Oggi, il Palazzo Adamo Bartoccelli viene ceduto in affitto per organizzazione di eventi, ricevimenti nuziali, cene di gala, eleganti cocktail, feste di laurea, banchetti, conferenze etc..

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Chi siamo

Palazzo Adamo Bartoccelli

Cenni storici

La famiglia Adamo, nota in Sicilia fin dal sec. XV, come riferisce Palizzolo Gravina Barone di Ramione, era una “nobile famiglia Lombarda portata in Sicilia giusta il Mugnos da Childeperto condottiero di trecento fanti a servizio di Pietro I d’Aragona, stabilendosi nella città di Messina”. Lo stemma gentilizio di tale famiglia è spaccato di rosso e di azzurro, con la divisa d’oro attraversante; in capo ha il leone leopardito di argento (o d’oro secondo il Mugnos) passante sulla divisa e in punta tre stelle d’argento con i raggi male ordinati: lo scido è sormontato da Corona di barone. Riferisce sempre Palazzolo Gravina: “ la famiglia a Messina godette nobiltà dal secolo tredicesimo al sedicesimo. Altri rami della famiglia si stabilirono a Palermo e Caltagirone, diramandosi poi in altre città dell’isola. Un altro ramo residente a Canicattì, è rappresentato dal Barone Antonino Adamo. Appartenendo questi alla nuova classe della borghesia illuminata di Canicattì, come altri notabili della città, fece costruire fra il 1720 e il 1740 sul proprio “tenimento di case” il Palazzo Adamo (sito lungo l’attuale via Colombo). Alla morte del Barone Antonino, sposato con Donna Rosa Adamo e Corbo, il palazzo viene abitato dal figlio Gaetano e dalla moglie Donna Caterina Turano di Campiello di Ribera. Dopo aver combattuto a fianco del popolo contro gli abusi feudali, il Barone Gaetano muore e non avendo figli, lascia i titoli e i feudi al nipote Antonino. Il resto del patrimonio con il palazzo rimangono alla moglie ed alla sua morte sono ereditati da un nipote che viveva con lei: Benedetta Turano di Capiello, che fra i tanti pretendenti sposa Don Francesco Bartoccelli da Caltanissetta figlio del Barone di Altamira. Fu proprio nel palazzo di via Colombo che in occasione della visita di Ferdinando || di Borbone in Sicilia, il Re e la Regina furono ospiti del Barone Bartoccelli. Per la fausta circostanza i canicattinesi trasformarono la “Serra Pileri” in un piccolo “Vesuvio” per non fargli sentire la lontananza dalla sua Napoli, bruciando sulla cima imponenti cataste di legna; il Sovrano entusiasta assisterà al magnifico spettacolo da un balcone del palazzo che dopo l’evento venne murato per impedire che altri vi si affacciassero. Uomo colto e impegnato politicamente il Barone fu un personaggio fondamentale nella vita di Canicattì per buona parte dell’ottocento. Costruito agli inizi del ‘700, Il palazzo, appartenuto al barone Gaetano Bartoccelli, si erge maestoso nel centro storico di Canicattì (Borgalino) con la sua facciata barocca. È composto da due elevazioni, il prospetto principale a schema rettangolare presenta balconcini con ringhiere a “petto d’oca”, espressione curiosa dell'estro creativo dei mastri ferrai isolani, e sorretti da mensole in ferro. "Il motivo delle ringhiere che si ripete su tutti i balconi - scrive con funambolica chiarezza Marina Righetti Tosti-Croce - è costituito in profilo da un unico ferro a sezione piatta che, dal basso verso l'alto, dopo un ricciolo esterno, si ripiega per poi espandersi in un'ampia curva fortemente emergente, ripiegandosi nuovamente su se stessa e avviando infine il ricciolo terminale che si avvolge sul corrimano. Il disegno di notevole eleganza è tipico dell'architettura palermitana ed è comunemente definito 'a petto d'oca'; e secondo Salvatore Caronia Roberti, sarebbe dovuto ad esigenze funzionali 'per consentire il comodo affacciarsi alle dame infagottate nelle ingombranti crinoline'. Non sappiamo se questa sia stata veramente la ragione che suggerì questo profilo ai ferri battuti di molti palazzi nobiliari fra XVIII e XIX secolo; ma il disegno è chiaro esito di una cultura barocca, caratterizzata da ricche e sontuose decorazioni, privilegianti lo snodarsi dialettico di forme curvilinee”. Dopo anni di incuria, nel 1987 Salvatore e Silvana Cucurullo acquistano il palazzo dagli eredi del Barone Gaetano Bartoccelli e, attenti alla valorizzazione del centro storico ed alla salvaguardia del suo patrimonio artistico – culturale, ne avviano accurati lavori di ristrutturazione e restauro, lo riportano agli antichi splendori e ne fanno la propria residenza.

Vincenzo Cucurullo

  •  340.7279242
  •  Via Cristoforo Colombo, 25 Canicattì (AG) 92024
  •  info@palazzoadamobartoccelli.it oppure vincenzocucurullo@alice.it
  •  Palazzo Adamo Bartoccelli

TESTIMONIANZE

Dicono di noi...
"Eleganza, stile e professionalità."

Nunzio

"Mio fratello ha fatto il ricevimento li per il suo matrimonio. E' stato molto bello e all'insegna dell'eleganza e della raffinatezza!"

Liliana

"Il giardino più bello di Canicatti e dintorni."

Santo

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